assaggi e critiche

CLAUDIA CAUTILLO e IL FUOCO NUDO

mercoledì, 29 giugno 2016

CLAUDIA CAUTILLO

CLAUDIA CAUTILLO

CLAUDIA CAUTILLO (1967), laureata in Storia e Critica del Cinema, sceneggiatrice e copy-writer, pubblica su riviste online. Finalista con un racconto al Premio Giallolatino (2013), con un libro di poesie al Mio Esordio (2014) e con il suo primo romanzo a Io Scrittore (2014), ha vinto lo Scriba Festival (2013) nella sezione letteratura per ragazzi. Vive a Roma.

Finalista al Premio Calvino XXIX con Il fuoco nudo.

COSA NE HA DETTO IL COMITATO DI LETTURA:

Dal Dizionario delle scienze naturali dato alle stampe da Batelli a Firenze nel 1841: “Dicesi scaldare una materia a fuoco nudo per esprimere che questa materia si espone immediatamente all’azione del fuoco senza intermezzo alcuno”. È una perfetta definizione di quanto avviene in questo romanzo, dove le passioni – estreme – vengono bruciate senza remore e senza residui. La sinossi dell’autrice sintetizza con chiarezza l’argomento: un sacerdote e una bambina di sette anni vivono una relazione pedofila nella Roma borghese degli anni ’90. In seguito a denunce anonime, lo scandalo viene messo a tacere e don Marco Buozzi, che non sa più nulla di Violante, farà carriera nella Chiesa. I due si rincontrano nel 2014 a Roma e rivivono il passato in declinazione sado-masochistica. Ma alla decisione di lui di lasciare per lei la Chiesa, Violante vede la fine di ogni complicità e si vendica.

La pedofilia nei confronti delle bambine ha una lunga storia, specie ottocentesca. Basti ricordare il reverendo Lewis Carroll che ha saputo genialmente trasmutarla. Certo, allora si era in epoca vittoriana e difficilmente si passava all’atto, come avviene invece qui.

Argomento scabroso, trattato dall’autrice secondo un abile ed efficace montaggio: da una parte abbiamo spezzoni del diario del sacerdote, stilato tra il 1990 e il 1993, grazie ai quali riviviamo puntualmente la passione che travolge il sacerdote nella sua spirale di fronte a una magnetica e misteriosa lolita, silenziosamente consenziente. Si arriva allo scandalo che la Chiesa – materna − soffocherà; dall’altra abbiamo la narrazione effettuata da Violante ormai adulta nel presente del 2014 che ci permette di penetrare nel suo mondo, nella sua personalità, nelle sue nuove relazioni (ma il ricordo di Max, il sacerdote, fa da costante e nostalgico rumore di fondo). Le due voci sono ben calibrate e individuate: man mano che il sacerdote si abbandona all’attrazione fatale per Viola (così lui nomina Violante) il suo linguaggio si fa sempre più intenso tramandosi di sottesi richiami biblici e non solo, giungendo fino a comporre dei brevi testi poetici (ma non ingombranti, come a p. 35, dove si invoca Baubo, l’arcaica divinità greca che ha il potere di parlare col ventre); diversamente, la lingua di Violante adulta è precisa, ironica ai limiti del cinismo, e pervasa anch’essa di riferimenti colti sotto traccia: Violante è diventata una sorta di filosofa sadiana, una consapevole dark lady. Nella grana della sua voce si sentono echi dei libertini francesi settecenteschi o anche dell’impudenza casanoviana.

Il romanzo si chiude, coerentemente, con un gesto di morte: Max non ha capito il gioco di Violante e Violante se ne libera. Domani, per lei, è un altro giorno.

Qualche sparso manierismo non intacca la generale impeccabilità dello stile e della scrittura. Insomma un testo maturo – sicuramente molto letterario − di grande suggestione e, va detto, anche originale, che sa vincere lo spaesamento e la renitenza iniziali del lettore.

UN BRANO PER APPREZZARLA:

“Don Marco”

Ambizioso, attento, sereno, ho passato la mia adolescenza e gli anni della giovinezza chino sui libri di studio, in quei lunghi pomeriggi azzurri seduto ad una scrivania, o nel silenzio ovattato delle chiese, immerso nella parola di Dio, sicuro di diventare un giorno sacerdote. Curiosamente il sesso non mi tentava…

Ma i nostri stessi educatori insistevano affinché noi avessimo una precisa cognizione di quello a cui ci apprestavamo a dare un bel calcio, perché non prendessimo i voti senza sapere a cosa stavamo rinunciando…

E’ stato con alcuni … compagni che ho vissuto le mie prime esperienze sessuali, trascinato quasi controvoglia, dopo lunghi dubbi, un po’ per curiosità, un po’ per timore di rinunciarvi senza sapere.

Ma com’era diversa quella ragazza della prima volta dalle mie fantasie di adolescente, quando la sognavo nel buio interno delle palpebre chiuse, bellissima e irraggiungibile, e la vedevo apparire e scomparire tra filamenti rossastri e dorati… Una ragazza il cui nome fosse un profumo diffuso, una colomba nascosta tra le fenditure delle rocce…

In seguito, una volta ordinato sacerdote, non ho mai più avuto tentazioni. C’era sì, di quando in quando, la voce morbida di una donna che mi incantava nel buio del confessionale, o la caviglia sottile di un bel piede bianco fasciato in una scarpetta di velluto nero, ma niente di più. Mi stupivo col Signore di quanta fantasia avesse, a creare tutte quelle donne, tutte così diverse tra loro e alcune tanto belle! Ma sorridevo, distoglievo lo sguardo e la sera, a giornata finita, assaporavo tra me e me la Grazia soave e rinfrescante di una perfetta serenità.

Che tutto questo un giorno sarebbe cambiato, gettandomi in un baratro senza ritorno, allora non potevo saperlo, anzi non lo sospettavo neppure. Ma quella bambina bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come esercito schierato a battaglia, io l’avrei trovata e perduta, e poi ritrovata ancora, secoli e secoli dopo, nella vertigine di un sogno che non avrebbe avuto fine.

 

COSA NE HA DETTO FILIPPO TUENA:

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Filippo Tuena

“Fuoco nudo” della romana Claudia Cautillo, finalista dell’edizione 2016 del Premio Calvino, parte con premesse nient’affatto accattivanti. È la storia di una passione pedofila tra un prete, don Marco, e una bambina di sette anni, Viola o Violante; passione che si sviluppa tra gli ambienti di una parrocchia di un quartiere borghese di Roma. Strutturato a due voci – quella del prete e quella della bambina – occupa l’arco di vent’anni e alterna brani del diario del religioso alla scrittura in presa diretta – da adulta – di Violante fino a quando i due, che si ritrovano, lei donna con alle spalle un matrimonio fallito e molte storie d’amore insoddisfacenti e lui, sacerdote sempre in crisi di vocazione, non precipitano nell’inevitabile finale drammatico. E tuttavia, sin dal folgorante inizio delle farneticazioni di don Marco, esemplate su brani del catechismo e del Vecchio Testamento, la storia, apparentemente semplice, cattura l’attenzione del lettore in forza dello stile estremamente maturo e modulato, sempre attinente alle situazioni e conforme al tono assai diverso e caratterizzato delle due voci narranti. È una prova matura, calibrata e sostenuta da una solida cultura letteraria. Alle già accennate reminiscenze bibliche si alternano citazioni della letteratura del XX secolo; dagli scrittori francesi del peccato e della colpa (penso a Julien Green, François Mauriac) a certo dannunzianesimo decadente e a una sobria scrittura memore di Alain Robbe-Grillet. Se don Marco è in costante bilico tra la passione e la colpa, apparendo dei due il più fragile e dubbioso, il carattere di Viola è tratteggiato con determinazione, ancorché minato da un’anaffettività lancinante, forse neppure condizionata dall’esperienza infantile, ma piuttosto da un’innata propensione all’autodistruzione. L’alternanza delle due voci è ben gestita e così la doppia ambientazione temporale; le voci di contorno caratterizzate a dovere senza distogliere l’attenzione del lettore dai due protagonisti principali. I giochi erotici dei due complici soltanto accennati e mai resi espliciti confermano la capacità dell’autrice a lavorare in levare piuttosto che in battere contribuendo a fare di questo romanzo un’opera prima di notevole spessore.