Diari

Elisabetta Pierini, L’interruttore dei sogni

venerdì, 16 settembre 2016

Conclusa la 27° edizione del Premio Calvino e con una scheda del Comitato di Lettura superiore alle mie più ottimistiche aspettative, immaginavo che il più fosse fatto. Invece no. Mario Marchetti mi telefona qualche mese dopo per dirmi molto dispiaciuto che sono troppo vecchia per trovare un editore, gli editori non gradiscono le over 40, specie quando sono anche over 50, e per di più non scrivono mainstream.

Ci resto malissimo. Sospetto un suo modo gentile per dire che il manoscritto ha qualcosa che non va. Ma no, il manoscritto certo è perfettibile ma niente di grave, sono solo io il problema.

Penso a Harry Bernstein che iniziò a scrivere a quasi 90 anni, senza che nessuno glieli contasse addosso. Va bene che era uomo e anche giornalista, beato lui!

“Ma ci sono state altre finaliste della mia età”, provo a obiettare. “E qualcuna l’hanno pubblicata”.

“Quelle però avevano un viso senza età”, mi spiega.

Mi pento subito di avere dilapidato il mio patrimonio in libri degli stessi editori che non riescono a leggere un mio manoscritto senza immaginarci la mia faccia stampata sopra.

D’ora in poi solo creme di bellezza fino al Calvino 29 e niente più romanzi. In fondo, che ha l’editore da lamentarsi tanto? Va peggio a mio marito che si ritrova questa faccia davanti ogni sera, per di più immersa in un Pulitzer, con la casa disastrata e la cena ancora da preparare.

In ogni caso ci riprovo con l’edizione 29. Stavolta non bado a spese: basta libri, solo parrucchiere, e sedute hard in un centro estetico per casi disperati. È un po’ tardi, ma chissà, magari qualcuno lo si può ancora imbrogliare. Forse tra gli editori c’è ancora quel certo Matusalemme. Potrei riuscire a fargli fare l’operazione della cataratta perché si legga il mio manoscritto. Mi farei vedere prima dell’operazione per poi sparire senza lasciare traccia subito dopo, in modo che gli resti di me il vago e appannato ricordo di una faccia senza età, come quella delle finaliste pubblicabili.

E se Matusalemme non si trova? Tornerò al mio paese d’origine, noto come patria della Befana, dove ogni anno cercano nuove comparse per organizzare la ormai famosa festa. Ma no, ecco il nuovo sindaco che mi aspetta al varco scuotendo la testa: “Signora, con tutti quei romanzi che si è letta, lei non ha mai usato una scopa in vita sua. Faccia un po’ di esercizio e poi torni a proporsi tra qualche anno! Abbiamo centinaia di candidate tutte più meritevoli di lei; al massimo, potremmo dare posto e cittadinanza onoraria a suo marito, lui sì che se le è guadagnate.”

Intanto nel Comitato di Lettura del Calvino tirano un sospiro di sollievo. Li sento parlottare tra loro: “Fortuna che stavolta ha vinto, ce ne siamo liberati finalmente, se no quella ce la ritrovavamo pure alle edizioni 31 e 32”.

E adesso, dopo l’edizione 29, nonostante i buoni risultati della Giuria, considerati gli scarsi risultati del centro estetico, sono ancora un po’ preoccupata. Chissà se troverò un editore anche io?

Ci vorrebbe la Fata Madrina di Cenerentola con la sua bacchetta, dicono gli amici. Ma no, nel mio caso non è sufficiente. Solo il randello magico del Calvino ha qualche possibilità di trasformare una vecchia zucca come me in un bel libro nuovo di carta con tanto di copertina. Speriamo che basti!