Diari

Alessandro Pierozzi, La Serrata

venerdì, 16 settembre 2016

Immagina…

I Sempiterni sull’Olimpo, ogni tanto, quando sono stanchi di contemplarsi nell’infinita immobilità del tempo, rompono la noia guardando quello che combinano sul pianeta Terra. Toh! E quello cos’è, dice Giove. Nettuno emerge da un tripudio di Nereidi, Ninfeidi, Triadi, Asteroidi e guarda anche lui. Mi pare un assembramento. Plutone, che dal basso degli Inferi, vede tutto di scorcio, come in un affresco del Baciccio, strizza gli occhi per vederci meglio. All’interno di una sala, da dietro una predella, vengono arringate delle persone sedute che sembrano precipitargli addosso. Ma è solo un’impressione. Mi paiono pacifici, dice. È la finale del Premio Calvino, spiega Apollo. Una faccenda di Muse.

Da dietro la predella parla un signore dalla voce gentile. Chi è? chiede Giove. L’eternità, nei Sempiterni, schiaccia presente, passato e futuro; le ere, nelle loro menti supreme, si confondono insieme alle razze, alle specie, ai pianeti. Sembra un Fauno Reale, azzarda Giove. A Nettuno sembra un tritone d’acqua dolce, ma tace per rispetto del fratello maggiore. È un Ippocervo a sei zampe! esclama trionfante Plutone. Dal basso degli Inferi ha scambiato per zampe le gambe della sedia. I fratelli lo guardano con compassione. È Mario, spiega Apollo, il Presidente del Premio Calvino.

La manifestazione smuove dalla noia gli Dei. Seguono e ascoltano. Ragazzi bellissimi si avvicendano, si dipanano le loro storie. Sono tutti ugualmente bravi, egualmente dotati, ma, come dice quel libro, c’è sempre qualcuno più uguale degli altri, di maggiore talento, e Apollo indica quella ragazzina sottile che prende l’aereo come fosse un autobus. Gli Dei le siano propizi, invoca. E quello che sembra un Sileno, con gli occhiali tenuti da una cordicella, chi è? chiede Plutone. Un metalmeccanico, spiega Apollo. È una nuova specie? si informa Nettuno. Morde? si preoccupa Plutone. Qualche volta, dice Apollo.

Una ragazza alta attira l’attenzione di Giove. È una nuova Musa, dice Apollo. La Musa dei Testi Inediti. Si chiama Sara. La novità della nuova Musa accende l’interesse degli Dei. È più alta di Giunone, dice Giove. Vecchi ricordi, vecchi stratagemmi gli scaldano il sangue. Nella mente ne cerca di nuovi. Però Marte precede tutti. Ha imbracciato lo scudo, flette il braccio possente armato di lancia. È mia, urla. Quella nuova Musa è mia. Marte è detto il Vantone, è il più stupido degli Dei, quello al quale il poco discernimento è tutto sceso nei lombi. Venere, avvisata da Mercurio, con lunghi passi leggiadri punta dritto il suo amante. Gli occhi mandano lampi grigio tempesta. Marte getta lontano lancia e scudo. Volevo solo patrocinare un inedito, si scusa con voce tremante. Un inedito sull’arte della guerra, Le baruffe chiozzotte. Lo giuro, e uniti gli indici a croce, ci sputa sopra.

Un rumore improvviso distrae gli Dei. Ganimede, al solito, è inciampato. Per tutto l’Olimpo ruzzolano le coppe d’oro, si sparge la divina ambrosia. L’attenzione degli Dei è volatile. Nessuno più pensa alla nuova Musa, nessuno più pensa al Premio Calvino, almeno fino al prossimo anno.